Achille Castiglioni, quando il design va oltre le forme

11 Gennaio 2019 Magazine
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Viaggio alla scoperta di uno dei maggiori architetti e designer italiano. Perché con Achille Castiglioni la funzionalità non è mai un optional

“Vorrei incontrarti tra cent’anni…” iniziava così una celebre canzone che, qualche anno fa, vinse il Festival di Sanremo. E chissà che cosa penseranno, tra cent’anni, le persone che ammireranno le opere di Achille Castiglioni. Cento, come gli anni che sono passati dalla nascita del grande designer e progettista milanese. Quasi 101, a dire la verità.

Per conoscerlo dobbiamo immergerci nella sua Milano, non la metropoli cosmopolita di oggi ma la culla del boom economico, quando “Milan l’è un gran Milan”.

Lui che a Milano è nato in una fredda mattina di febbraio del 1918 e che ha contribuito non solo a disegnare, ma soprattutto ad immaginare alcuni tra gli edifici maggiormente simbolici del capoluogo lombardo (nonché capitale italiana del design) come la Torre del Palazzo della Permanente e la chiesa di San Gabriele Arcangelo in Mater Dei in zona Turro.

Un contributo che va persino oltre quei 9 compassi d’oro che gli sono stati conferiti (e gli altri innumerevoli riconoscimenti) nel corso di una carriera iniziata nel 1944, subito dopo la laurea in architettura e proseguita per oltre mezzo secolo.

E da un certo punto di vista, Castiglioni dal suo studio in piazza Castello riesce ad interpretare nel migliore dei modi lo spirito meneghino che ha sempre rifiutato l’ostentazione per preferire un’eleganza funzionale. La ricerca della forma dell’utile accompagna tutta la produzione di Castiglioni. E’ la quotidianità a offrire sempre nuovi spunti e, al di là dell’invenzione è la reinterpretazione di oggetti di uso comune a diventare prioritaria, per non dire vitale.

Della sua opera come interior designer colpiscono soprattutto le geometrie. Proporzioni e simmetrie che, attraverso la sua straordinaria sensibilità, riescono a sorprendere senza stravolgere. Una capacità unica che riesce ad emergere nei prodotti più complessi come la lampada arco firmata per Flos nel 1962 insieme al fratello Pier Giacomo fino agli espositori (sempre per Flos) in gradi di accogliere con eleganza ogni prodotto ma senza “oscurarlo” permettendogli così di valorizzare ogni creazione con stile.

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Achille Castiglioni e il design industriale

Nel disegno industriale quello che colpisce maggiormente è la sua capacità di mantenere sempre il progetto al centro, prima ancora che la forma. Prova ne è il fatto che anche quando, col passare degli anni, la ricerca del colore nelle creazioni si è fatta quasi esasperata, lui è riuscito a mantenere sempre un equilibrio tra la sobrietà del bianco e nero e la ricerca di cromie adeguate che però non diventeranno mai la componente principale della progettazione.

Proprio in tema di lampade, colpisce come, prima ancora di pensare alla progettazione del pezzo, il grande architetto milanese si ponesse il problema di come portare la luce in modo efficace in una stanza o sopra un tavolo senza essere d’intralcio e riuscendo a regalare il giusto flusso di luce a tutte le persone sedute a quel tavolo.

Quello che rende uniche ogni creazione di Achille Castiglioni è la modernità. La freschezza e la contemporaneità del suo lavoro è frutto del connubio tra progettazione e lavorazione tecnica. Un’innovazione assoluta nel mondo del design che arriva a definire un nuovo metodo, detto appunto “metodo Castiglioni”.

Il semplice fatto di saper smontare e rimontare un oggetto è già di per sé un elemento che dà in qualche modo la misura della curiosità di un professionista unico. Quella stessa curiosità che ha sempre cercato di trasmettere a tutti i suoi allievi durante gli anni come professore prima al Politecnico di Torino, poi a quello di Milano. “Se non siete curiosi, lasciate perdere” amava ripetere ai suoi studenti. Più o meno come quel celebre “stay hungry stay foolish” pronunciato da Steve Jobs a Stanford nel 2005.

Con Achille Castiglioni gli oggetti non prendono solo forma ma vita, una vita dedicata alla funzionalità attraverso un design in cui l’estetica riesce ad armonizzarsi con aspetti di utilità pratica.

 

Lo sgabello Mezzadro e…

Difficile dunque racchiudere l’opera del grande architetto e designer milanese all’interno di una lista di oggetti o di una gallery fotografica perché una produzione così ampia e variegata sfugge alle esigenze di sintesi. Noi ci proveremo comunque

Diciamo però che, dopo aver citato la Lampada Arco e gli espositori per Flos, dobbiamo menzionare almeno la sedia – o meglio, sgabello – Mezzadro. Perché la storia di questa straordinaria icona del design italiano è di quelle che vale la pena raccontare e conoscere.

Lo Sgabello Mezzadro è una seduta progettata dai designer italiani Pier Giacomo Castiglioni e Achille Castiglioni nel 1957 per la celebre azienda di arredamento Zanotta.

Già, perché questo capolavoro altro non è che la seduta di un trattore che il genio di Castiglioni ha trasformato in uno sgabello per uso domestico con uno stile semplice e insolito che univa le cromature dell’acciaio e il legno di faggio. Un oggetto comodo e semplice da installare in qualsiasi ambiente ma che ha la capacità attraverso il gioco di geometrie che bilancia seduta, asta e piedistallo fa sembrare sospesa la persona che vi siede.

Dove ammirare le creazioni di Castiglioni

Se ci siamo da poco lasciati alle spalle la ricorrenza del centenario dalla nascita di Achille Castiglioni, non sono certo terminate le occasioni per ammirare alcuni dei suoi capolavori come la terza e ultima mostra della trilogia “domestica”.

Questa esposizione “dimensione domestica atto III” è stata realizzata dal solo Achille per l’esposizione del design italiano a Tokyo nel 1984.

L’allestimento nella sede della Fondazione in piazza Castello (visibile fino al 30 aprile 2019) è stato ricostruito con la curatela di Beppe Finessi, la grafica di Italo Lupi e l’allestimento di Marco Marzini.

Senza contare che la Triennale di Milano dedica ad Achille Castiglioni, uno dei più importanti maestri del design italiano, una grande mostra monografica a cura di Patricia Urquiola in collaborazione con Federica Sala. L’esposizione, aperta al pubblico fino al 20 gennaio 2019, analizza l’opera di Castiglioni in maniera trasversale con alcuni dei suoi pezzi più icononici, dal design all’architettura, dagli allestimenti alle mostre. Più info su: http://fondazioneachillecastiglioni.it

 

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