L’eredità di Florence Knoll, pioniera del modernismo

5 Febbraio 2019 Magazine
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Florence Knoll se n’è andata a 101 anni. Non prima di aver rivoluzionato il mondo del design e dell’architettura diventando un’icona del modernismo made in Usa…

I am not a decorator”.Florence Knoll Bassett non è stata solo un architetto brillante e influente ma anche una designer e imprenditrice che ha firmato alcune tra le più importanti icone del modernariato. Se n’è andata pochi giorni fa, all’età di 101 anni…

Una vita intensa, difficile, iniziata in un piccolo centro del Michigan nel 1917. Una vita durante la quale questa piccola grande donna ha rivoluzionato un mondo fino ad allora al “maschile” come quello dell’architettura e del design del secondo dopoguerra. Tanto che il New York Times nel 1964 la definì “La figura più potente nel campo del design moderno”.

Le donne “chiuse” nei cliché dell’epoca decorano. Lei no.

C’è di più: il suo contributo alla diffusione del Movimento Moderno in America è stato tale che l’Architectural Digest una volta scrisse: “Gli interni Knoll sono simbolo dell’Architettura Moderna tanto quanto il vetro Tiffany è stato simbolo dell’Architettura Art Nouveau”.

Credeva nella ricerca, nelle tecnologie emergenti e nei modelli e convinse alcune delle più potenti aziende in America a investire in idee che affondassero i loro principi di umanità e razionalità nel design totale (Bauhaus).

Ha collaborato con artisti del calibro di Mies van der Rohe, Anni Albers, Harry Bertoia ed Eero Saarinen. Ma soprattutto ha sifdato il luogo comune che relegava l’interior design a forma minore di design. Ed ha vinto. Senza se e senza ma.

Molti dei pezzi del catalogo Knoll fino al 1950 sono oggi considerati icone senza tempo. Sedie, divani, tavoli, scrivanie, sgabelli o panche tutt’ora in produzione.

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Florence Knoll viene spesso citata come l’inventrice degli uffici open space. È stata anche questo. Oggi che molti ambienti lavorativi sono open space, quasi non ci facciamo più caso, eppure…

Vi siete mai chiesti cosa significava pensare ad un open space negli anni ’40? A quel tempo, gli uffici aziendali erano progettati per “trasmettere” il peso e il potere dei loro inquilini. Qualcosa che vagamente somiglia all’immagine fantozziana del mega direttore con poltrone di pelle, acquari ecc. Non un azzardo, ma un cambio di prospettiva tanto radicale quanto funzionale all’insegna dell’informalità.

La sua interpretazione dell’ufficio non si limita all’open space come forma e struttura ma diviene quasi olistica: l’ufficio non è più solo uno spazio per il lavoro, ma anche uno stile di vita nel quale la distribuzione razionale degli spazi, la scelta di materiali e colori fanno la differenza.

Informale, sobrio, elegante. Questi sono forse gli aggettivi che possono raccontare uno stile unico… Con il suo approccio multidisciplinare nel design e nell’architettura, Knoll Bassett ha seguito la filosofia del design totale.

Quando sposò Hans Knoll e nel 1946 divenne socia della sua società di mobili, Knoll, Florence aprì la strada a un nuovo approccio all’interior design con la Knoll Planning Unit, un team di designer che applicava la razionalità e l’approccio di International Style agli interni aziendali.

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Florence credeva che le idee alla base del modernismo dovessero essere applicate anche all’arredamento d’interni. Qualcosa che la maggior parte degli interior designer dell’epoca non poteva nemmeno immaginare…

Knoll, che ha conseguito una laurea in architettura all’Illinois Institute of Technology, ha iniziato il suo lavoro in un’era in cui le donne sul posto di lavoro erano ancora una rarità. Ma la sua vita è stata difficile fin dai primi anni, quando, appena dodicenne è rimasta orfana. Frequenta prima la Cranbrook Academy of Art poi trasferirsi all’Architectural Association a Londra.

Sa quello che vuole. E sa come ottenerlo. Tanto che a soli 48 anni, nel 1964, decide di uscire di scena. Con stile e discrezione. Probabilmente si è già resa conto di aver fatto qualcosa di “immortale”. Ci è riuscita in modo consapevole, ma anche con l’umiltà di chi ha sempre disegnato per le persone, non per i cataloghi.

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