Benvenuti all’Hotel Riviera, tempio del modernariato nel cuore del l’Avana a Cuba

30 Gennaio 2019 Magazine
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Un capolavoro d’arte moderna nel cuore della capitale cubana. L’atmosfera dell’Hotel Riviera è unica e quanta storia del ventesimo secolo in quel fazzoletto di oceano su cui s’affacciano tutte le sue 352 stanze…

Fuori un caldo sole caraibico, dentro un’atmosfera suggestiva, particolare, unica. Questo hotel, si presenta come un edificio imponente che svetta sul Melecòn, la strada costiera che separa la capitale cubana dallo stretto della Florida. Pochi chilometri di mare che hanno segnato la storia di un secolo per non dire un’epoca. E affacciarsi da una delle finestre dell’Hotel Riviera (oggi parte del gruppo Iberostar) significa affacciarsi su un pezzo di storia che ha tenuto in bilico il mondo portandolo a un passo dalla terza guerra mondiale.

Già, perché questo albergo di 16 piani che si trova nel cuore del Vedado, “guarda” idealmente verso le Key West e quella Florida così vicina eppure così lontana. E in fondo, a vederlo da fuori sembra una sorta di Las Vegas o Miami degli anni ’50, una cartolina aerografata che riporta indietro ad un tempo e un mondo molto diversi.

Un dettaglio non di poco conto è che, grazie all’ingegnoso design dell’edificio, tutte le 352 camere hanno una vista diretta sull’Oceano Atlantico, sfruttando appieno la splendida posizione dell’albergo.

Elegantemente modernista, il look degli anni ’50 che ti accoglie una volta varcato l’ingresso della porta girevole fino alla grande hall è intatto nei mobili e nell’arredamento, così ben conservati che ci si aspetta quasi di incontrare il suo fondatore, Meyer Lanski da un momento all’altro.

Già, proprio un mafioso di origini bielorusse, compagno di scuola e di “avventure” di Lucky Luciano, è il “padre” del Riviera.

Sulla storia recente di Cuba dal 1959, anno in cui “trionfò la revoluciòn” (come ripetono a memoria in una formula predefinita molti cubani) si sono scritti un’infinità di libri e un’altra infinità se ne scriveranno in futuro perché la storia non si legge e non si comprende mai fino in fondo se non a distanza di anni.

Ma la storia di questo capolavoro di modernariato e design comincia prima della rivoluzione, esattamente nel 1957. Al governo dell’isola caraibica c’è Fulgencio Batista. Nel ‘57 Castro e gli altri protagonisti della rivoluzione iniziano le prime azioni di guerriglia dal loro rifugio nella Sierra Maestra.

In quegli anni al governo c’è ancora saldamente Batista. la corruzione del suo governo e i rapporti che il dittatore intratteneva con la mafia e con Lanski stavano facendo crescere l’opposizione al suo regime, soprattutto tra gli strati più poveri della popolazione.

Il Riviera nasce così, come “rifugio” o meglio attività della mafia. E allora basta chiudere gli occhi per immaginarlo avvolto da un’atmosfera buia, con il fumo dei sigari a formare una lieve nebbia tra le sale del casinò attigue alla splendida hall con quel pavimento in marmo inconfondibile.

Inconfondibile come l’aroma dei sigari, il rumore delle palline che giravano impazzite sulle roulette e le abili mani dei crupier che distribuivano con velocità e “chirurgica precisione carte a turisti, clienti benestanti e personaggi… poco raccomandabili rendono il Riviera in un luogo misterioso e malfamato sì, ma con stile.

Il casinò, nonostante il successo chiuse presto i battenti. L’Hotel Riviera, inaugurato nel dicembre del 1957 con uno spettacolo con la splendida Ginger Rogers, fu confiscato nell’ottobre del 1960 insieme ad altre decine di imprese americane e nazionalizzato.

Il casinò non c’è più ma l’hotel conserva ancora oggi il design dell’epoca. Costruito dall’architetto Boris Polevitzky e con l’aiuto di Irving Feldam e dall’architetto cubano Manuel Carrera Machado il grande hotel in poco tempo fu il più grand albergo di lusso di tutta la riviera.

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Molti edifici precedenti all’anno della rivoluzione oggi sono quasi stati abbandonati. Mai ristrutturati da allora. Il Riviera no, è un caso a parte. Si è scrollato di dosso la sua cattiva reputazione e conservando il meglio del design dell’epoca.

L’atmosfera anni Cinquanta si respira anche nel bar della hall con le sculture di Florencio Gelabert nella piscina e nei corridoi che portano alle oltre 350 stanze di questo che, più che un albergo, è un pezzo di storia di La Havana nonché un luogo magico per gli amanti del modernariato. In particolare Lansky aveva anche assunto due grandi artisti cubani, il muralista Rolando Lopez Dirube e lo scultore Florencio Gelabert, che ha progettato le sculture in marmo bianco: una sirena intrecciata e un pesce spada che fronteggia l’ingresso, e “Ritmo Cubano“, una grande lobby scultura che raffigura ballerini maschili e femminili svolazzanti in bronzo. I due artisti grazie alla loro coesione, catturarono abilmente l’atmosfera marina sia interna che esterna.

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