Italia Brasile, la “sfida del design” si gioca da Piasa

13 Dicembre 2018 Magazine
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Voliamo a Parigi da Piasa per immergerci in un confronto tra due stili di design diversi: quello italiano e quello brasiliano. Ma sono poi così diversi?

Italia – Brasile è una sfida da sogno per gli appassionati di calcio, una di quelle che “incolla” milioni di persone in tutto il mondo davanti ad uno schermo. Una di quelle partite che, comunque vada, resterà nella storia dello sport.

Ma per noi che ci occupiamo di arte e design non c’è nessuna sfida ma un confronto suggestivo tra forme, colori e materiali. Italia Brasile per noi è un’associazione di creatività, modernità e stili diversi.

Perché te ne parliamo? Perché siamo in partenza per Bruxelles, esattamente nel cuore della capitale Europea,  nella prestigiosa La Patinoire Royale, per PIASA, la celebre casa d’aste francese che tra pochi giorni inaugurerà l’asta Brazilian and Italian Design. Two countries, one history.

Piasa è un luogo speciale dall’identità unica, che attraverso le sue selezioni è all’avanguardia in arte e design. E noi di LTWID Vintage Domus ci saremo…

Ovviamente non possiamo, con un semplice articolo, mettere a fuoco tutti i principali aspetti dei due stili. Tuttavia proviamo a raccontare qualche tratto distintivo e, perché no, quello che ci aspetteremo di trovare quando varcheremo la soglia di La Patinoire Royale.

Design italiano: lo stile e la voglia di reinventare

Nel secolo scorso possiamo individuare alcuni fattori che caratterizzano lo sviluppo del design italiano:  l’industrializzazione crescente che trasforma l’Italia in un’economia capitalistica, fondata su un rapido consumo dei beni (con l’aumento del reddito cresce il potere d’acquisto, si espandono i consumi) e nel campo dell’arredo comincia a crescere la domanda di mobili moderni, fattore che si lega alla nascita del design italiano. Il design italiano svolge un attività di autopromozione con mostre, premi, convegni e punti vendita. La Triennale di Milano diventa il centro di riferimento per il design italiano degli anni ’50. A Milano nasce l’ADI (Associazione del Disegno Industriale) che rappresenta un momento essenziale per l’affermazione dell’Industrial design e del mobile moderno.

Più passa il tempo, più il design italiano diventa un modo di reinventare gli oggetti.  il  design italiano è in pieno sviluppo grazie all’introduzione di nuovi materiali per poltrone e divani e lo sviluppo del comparto dell’illuminazione con lampade che diventeranno autentiche icone di stile.

Ecco allora che i  nuovi materiali plastici e il poliuretano entrano a far parte subito del furniture design ma si declinano presto nella produzione industriale, nella moda e perfino in quella automobilistica che, nel secondo dopoguerra ha rappresentato per l’Italia uno dei traini principali.

Come diceva il filosofo tedesco Friedrich Engels: “Spesso le idee si accendono l’una con l’altra, come scintille elettriche”.

Il punto è che dagli anni ‘30 del ‘900, in Italia la produzione di oggetti e arredi è il risultato di una vera e propria rivoluzione del gusto che porterà il design, la moda e l’architettura alla portata di tutti. Quello che poi verrà definito Modernariato è un cambio di paradigma dalla concezione di ambiente domestico all’industrial design.

Design Brasiliano: questione di forza e identità culturale

L’utilizzo di legni caldi tropicali e pregiati è una costante, ma non può bastare per raccontare il design brasiliano. Per riuscirci, dobbiamo prendere in considerazione due fattori storici tornando indietro di oltre 200 anni quando, nel 1815 il Brasile entrò a far parte del Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve. A dire il vero tutto ebbe inizio ancor prima, nel 1500 quando i portoghesi installarono le loro prime “basi coloniali” sulla costa verde-oro.

A differenza dei possedimenti spagnoli, la colonia portoghese mantenne il proprio territorio unito in una singola entità anche dopo l’indipendenza, dando vita alla nazione più estesa in America meridionale.

Ma quel che sorprende di più è che, nonostante un periodo di dominazione così lungo, le influenze portoghesi in fatto di stile e design nell’arte brasiliane, pur presenti, debbano in qualche modo cedere il passo ad una straordinaria identità culturale di appartenenza all’America latina.

Non che le influenze europee non si siano fatte sentire, specie nelle creazioni della prima metà del ‘900, ma col passare degli anni è emersa una tendenza ad attingere in modo deciso e consapevole alla propria tradizione.

Un orgoglio verso le proprie radici culturali che però ha saputo varcare i confini del più grande stato dell’America Latina per palare un linguaggio internazionale.

Da Sergio Rodrigues,  padre del design brasiliano, che per primo riuscì a imporre a livello internazionale i suoi progetti a Paolo Uccelo fino ad Oscar Niemeyer, quello che sorprende è la capacità di utilizzare questi legni senza “appesantire” la visuale ma anzi esaltando un ambiente snello e pulito, mai freddo e asettico.

Una produzione eterogenea eppure così diversa tra legni tropicali e altri materiali naturali come bambù, corda di cotone che incontrano plastiche acrilici e metalli. E mai fine a se stessa ma sempre declinata ad una nuova dimensione di casa tra tavoli, sedie e poltrone.

Una dimensione dell’abitare audace ma senza eccessi, dove i pezzi in legno sono caratterizzati da geometrie semplici e lineari che riprendono le forme fluide ed organiche del materiale naturale e che si uniscono a materiali plastici e metallici.

Cosa hanno in comune design italiano e design brasiliano?

Design italiano e design brasiliano sono poi così diversi? Stando al sottotitolo dell’asta parigina di Piasa (due culture, una storia) si direbbe di no. E forse il fatto che quello brasiliano, almeno nella prima parte del ‘900 abbia guardato con attenzione a quello europeo e in partiolar modo italiano si può in qualche modo sentire.

L’impressione, però, è che il design italiano abbia saputo declinarsi in modo omogeneo dalla casa all’automobile, dal design industriale all’architettura fino alla moda mentre il design brasiliano sia rimasto più confinato nella dimensione dell’abitare. Il che non è per forza un male perché oggi ci regala pezzi di grande forza espressiva capaci di raccontare una tradizione lunga secoli senza scadere mai nel banale stereotipo del pezzo etnico ma parlando il linguaggio universale del design e del modernariato.

E adesso voliamo a Bruxelles, in cerca di tutto questo e di qualche sorpresa che siamo sicuri non mancherà…

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