Villa Necchi Campiglio, un gioiello di arte e italian design

7 dicembre 2018 Magazine
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Villa Necchi Campiglio non è solo una casa museo ma una dimora storica milanese firmata da Piero Portaluppi con un fascino speciale e una storia da raccontare…

Pur essendo nel pieno centro di Milano sembra nascosta in modo discreto in uno di quegli angoli da scoprire, a due passi dai colori e dai rumori del Duomo e di San Babila. Villa Necchi Campiglio non è solo una casa museo né una dimora storica milanese ma un gioiello firmato dal grande architetto e designer milanese Piero Portaluppi.

Solo la sua firma vale una visita. Eppure, quando vi trovate immersi nell’ampio giardino privato che la circonda, prima ancora di giungere di fronte a quell’imponente ingresso, difficilmente riuscirete ad immaginare – se non la conoscete – la storia che vi aspetta una volta varcata la soglia.

Gli otto gradini che separano il giardino dall’ingresso, piccoli e dalle linee curve appaiono più alti di quanto non siano in realtà. Forse a voler punzecchiare quel senso di soggezione e rispetto che si deve avere di fronte ad un’opera d’arte.

Non vediamo l’ora di entrare e non facciamo troppo caso alla piscina alla nostra destra. Poco più tardi scopriremo che è la prima piscina privata di Milano. E non è che la prima di una serie di innovazioni che ci attendono.

Entriamo e veniamo accolti in un ambiente concepito per padroni di casa operosi, dove il lusso non è sfrenato ma riesce a fondersi in modo armonioso con innovazioni come ascensori, montavivande, citofoni interni, vetrate manovrabili elettricamente.

 

Un ambiente con uno stile elegante e rigoroso nelle linee che mitiga la razionalità dell’ambiente esterno, che in parte era già stato addolcito proprio dalla piscina e dal campo da tennis.

Il piano rialzato è destinato a locali di ricevimento e rappresentanza dove ammiriamo la splendida libreria; il primo piano alle camere; il sottotetto agli alloggi per la servitù; il seminterrato a locali di servizio e per lo svago dei padroni di casa.

Tutto l’ambiente è dominato dalla grande vano scala che porta al piano superiore. Saliamo accarezzando il corrimano della scala che Portaluppi aveva concepito con quelle geometrie secche ma che, con il caldo del legno che le compone sembrano più dolci.

Notiamo chiaramente i rombi che adornano il parapetto della scala. Questa è la costante intorno alla quale il grande designer milanese ha concepito il suo progetto per Villa Necchi Campiglio. Basta alzare la testa per notarli sul soffitto e in tanti altri particolari architettonici della casa. Qualcosa di più che un semplice dettaglio ma una costante, non invasiva, che rende unico qualsiasi ambiente.

L’eleganza c’è e si vede. Ma quello che si respira a pieni polmoni e la straordinaria modernità di una casa che ha quasi cent’anni ma che appare moderna a noi che oggi la ammiriamo. Letto e soffitti richiamano un tocco “aristocratico” ma la divisione degli spazi, gli stucchi riportano ad una lussuosa e moderna dimensione del comfort.

Una dimensione caratterizzata da soluzioni tecnologiche a dir poco geniali. Dal sistema di riscaldamento a pannelli omogenei così simile ai termosifoni che oggi sono presenti in tutte le case (ma che negli anni ‘30 rappresentavano non solo un lusso ma soprattutto una innovazione). O ancora il sistema di irradiamento a luce inserito nelle modanature nei soffitti. Col sole e con la perfetta distribuzione della luce naturale che entra dalle ampie vetrate ideata da Portaluppi, la luce non manca certo, ma la disposizione della casa e le sue dimensioni rendono improponibile un’illuminazione semplicemente affidata a lampade e lampadari. Ecco allora che il genio di Portaluppi lo porta a studiare una soluzione che, ancora oggi, è moderna e attuale con il sistema di irradiamento.

L’ennesima dimostrazione di come tecnologia e innovazioni non fossero per nulla un “esercizio di ostentazione” ma piuttosto strumenti al servizio di una nuova idea di comfort che ispirerà il nostro modo di vivere la casa negli anni a venire.

Questo volevano le sorelle Necchi e Angelo Campiglio. E questo hanno avuto nel giro di 3 anni.

Portaluppi come è solito fare, così come gli altri grandi designer del tempo, non trascura nessun dettaglio occupandosi di tutto l’arredamento ripetendo con coerenza quel modulo a forma di rombo che diventerà la sua firma a mano sulla Villa. Ma la sua non è l’unica firma prestigiosa perché, nel 1938 Tommaso Buzzi (fondatore insieme a Gio Ponti della rivista Domus) “stravolge” almeno in parte il lavoro di Portaluppi.

Più avanti vedremo come e perché…

La storia di Villa Necchi Campiglio

Siamo nel 1932 quando le sorelle Nedda e Gigina Necchi e di Angelo Campiglio, marito di Gigina, commissionano all’architetto Piero Portaluppi la realizzazione della propria casa. Il designer milanese è già affermato e l’obiettivo è chiaro: realizzare una casa unica, suggestiva, dove l’art déco potesse raccontare la moderna eleganza dell’alta borghesia del tempo. La casa sarà consegnata ai proprietari nel 1935.

piero_portaluppi_artdecò

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E dire che l’incontro di Gigina Necchi, pavese di nascita e Angelo Campiglio con lo stabile che poi diventerà Villa Necchi Campiglio è quanto di più causale si possa immaginare. Sono loro a perdere la strada nel centro di Milano e ad entrate nella piccola via Mozart. Così vicini da corso Venezia che conoscono bene eppure persi tra una serie di cantieri di nuovi edifici. Lì vicino quel cartello con scritto Vendesi. Il proprietario è il Conte Cicogna e Angelo, senza pensarci su troppo, acquista l’intera area.

Già, perché la storia delle sorelle Necchi si incrocia presto con quella di questo medico milanese che poi abbandonerà la professione per seguire insieme al suocero una nuova avventura imprenditoriale con la Neca, fonderia di ghisa che produce motori per frigoriferi. Gigina e Angelo resteranno sposati per la bellezza di 62 anni.

L’architetto Piero Portaluppi sta già immaginando il centro di una metropoli che cambia, che ha voglia di modernità. Lo sta già facendo per tante famiglie della ricca borghesia meneghina. E’ l’uomo giusto per questa sfida.

La storia di Villa Necchi Campiglio non è solo legata all’italian design e alla grandezza di Piero Portaluppi perché, quando Mussolini consolida il suo potere, si “innamora” di questo gioiello architettonico nel cuore di Milano e, semplicemente, se lo prende. Senza chiedere permesso, come sempre.

La villa divenne residenza e comando di Alessandro Pavolini, segretario del partito fascista fino alla caduta del regime. Ma le sue vicissitudini non finirono qui perché, dopo la caduta della repubblica di Salò fu occupata prima dagli inglesi e poi divenne residenza del console dei Paesi Bassi prima di essere restituita ai legittimi proprietari. Dopo oltre 10 anni, la casa non è più la stessa o forse, semplicemente, i Necchi Campiglio non la sentono più loro come un tempo. Richiamano l’architetto Tomasi Buzzi (tra il 1950 e il 1955) per cancellare quell’odore di regime e violenza si è impregnato nei mobili, sulle tende e tra i capolavori d’arredo tra cui spiccavano anche manufatti d’arte giapponese.

eighteenth-century_art_tomaso_buzzi

eighteenth-century_art_tomaso_buzzi

art_oriental_1900

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Arte giapponese e art déco? Sì, in un connubio che oggi può suonare come un azzardo ma che, quasi cent’anni fa, simboleggiava un contrasto armonico tra antichità e modernità in una dicotomia solo apparente.

Angelo Campiglio morì nel 1984 e Nedda nove anni più tardi. Quando nel 2001 morì anche Gigina, la villa fu affidata alle cure del FAI proprio come nelle volontà delle sorelle e di Angelo che volevano farne un luogo da “regalare” alla città. La Villa passa al Fondo nel 2008 e nel 2009 diventa il teatro del film “Io sono l’amore” del regista Luca Guadagnini e riceve una nomination ai Golden Globes come migliore film straniero.

La Villa si è arrichita di nuove donazioni come la collezione De Micheli con dipinti e opere di arte decorativa del 18mo secolo nonché capolavori del primo novecento firmati da Carrà, De Chirico e Morandi che fanno parte della Collezione Claudia Gian Ferrari.

Visitare Villa Necchi Campiglio è un’esperienza emozionante tra lusso e modernità. Sono queste le caratteristiche che hanno fatto di Villa Necchi Campiglio uno dei luoghi più suggestivi di Milano nonché il simbolo di un’epoca.

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